Pubblicato da: gcarlucci | febbraio 28, 2008

Troppo potere ai media, servono correttivi, e non da meno…il buonsenso!

intervento
On. Gabriella Carlucci
Dove sta andando il mondo dei media? E quali sono i pericoli che un’informazione e un intrattenimento senza “confini artistici”o senza rispetto della dignità costituiscono per le generazioni più giovani? Quali sono gli effetti  che comunicazione, pubblicità e intrattenimento producono su suoi utenti?Sono questi gli interrogativi che dobbiamo porci, per evitare che i mezzi di comunicazione prendano direzioni sbagliate e che a rimetterci sia il futuro e la formazione dei nostri figli.
Premetto che sono un’accanita sostenitrice della libertà di stampa, di importanza fondamentale per una società libera e democratica. Per rendersi conto di quanto importante sia stata questa conquista per le civiltà occidentali, è sufficiente pensare all’arretratezza e agli squilibri in cui versano alcuni paesi – Asia e Medio Oriente in cima alla classifica – in cui la libertà di stampa risulta minacciata, e i media devono fare quotidianamente i conti con la repressione o con la censura.
Tuttavia, libertà dei media significa anche rispetto delle regole professionali, del buonsenso, e della sensibilità dei diversi interlocutori. I minori per primi. E’ di qualche giorno fa la polemica nei confronti di Sony e di Mtv per aver mandato in onda il video di una donna tagliata a pezzi invocando la libertà artistica.La matassa di questo paradosso non è facile da sbrogliare. Il diritto a ricevere e fare comunicazione (art. 13) e il diritto alla tutela da una comunicazione nociva ( art. 17) sono concetti chiaramente richiamati dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. Ciò significa che, una buona informazione, deve fare riferimento anche alla responsabilizzazione sociale. Se il tempo trascorso dai bambini davanti alla tv o in internet o con i videogiochi è pari, se non superiore, al tempo trascorso a scuola, possiamo a buon diritto definire i media una sorta di agenzia educativa che concorre alla formazione dei ragazzi. Di qui scaturisce una responsabilità dei media nei loro confronti, che non si deve configurare solo come tutela e protezione da contenuti potenzialmente dannosi, ma anche come promozione di contenuti funzionali ad una formazione psicofisica equilibrata.Dai cartoni animati alle figurine adesive, da internet ai videogiochi, dai cartelloni pubblicitari alle raffigurazioni stampate sui capi d’abbigliamento per ragazzi, per finire al cellulare, nel panorama multimediale attuale questi strumenti stanno divenendo i mezzi preferiti di comunicazione interpersonale delle giovani generazioni. Il padre del villaggio globale, Marshall McLuhan, parlava dei media come estensione delle facoltà sensoriali dell’uomo. Figuriamoci cosa accade nell’encefalo di un ragazzo! Occorre, quindi, da una parte che questi strumenti tengano conto della sensibilità e della fragilità dei loro interlocutori, amputando ogni modello violento o diseducativo che possa nuocere alla loro crescita, e dall’altro insegnare ai ragazzi a decodificare i messaggi di allarme contenuti in essi.
Il comitato di controllo media e minori nel suo consuntivo 2007,fa rilevare una accentuazione in termini preoccupanti, nei numeri e nei toni, della programmazione violenta, soprattutto in film,telefilm,trasmissioni informative,compresi i tg e persino i cartoni dedicati ai bambini.
Infatti delle 37 violazioni rilevate,ben 23 riguardano la violenza nelle sue diverse accezioni:psicologica,fisica,verbale,singola,di branco,nella scuola,negli stadi. Tutti casi nei quali si può generare emulazione,ma soprattutto  fornire una distorta visione del mondo,che alla lunga può
creare un atteggiamento di indifferenza nei confronti della violenza, mentre il persistere di rotocalchi informativi dedicati alla nera e al gossip può indurre ad un rapporto con gli altri tra lo sfiduciato e l’irresponsabile.Se si arriva, come oggi con questo convegno, a dedicare un focus all’analisi dei linguaggi multimediali e alla responsabilità sociale dei media, in rapporto alla loro influenza sull’educazione e sulla formazione adolescenziale, è perché qualcosa è andato storto. Negli anni, troppe volte i mezzi di comunicazione hanno accarezzato l’esagerazione, moltiplicando i fenomeni di bullismo, violenza o emarginazione sociale. Una preoccupazione che, qualche settimana fa, ha addirittura scatenato una “tirata d’orecchie” ai media, dal Santo Padre.

Un appello articolato, centrato sull’importanza della responsabilità sociale dei media nell’educazione dei bambini e su come valorizzare “quello che è esteticamente e moralmente eccellente”.  Di fronte ai contenuti feroci, spiega il Papa, i bambini “devono essere aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento”. In questo senso, l’auspicio è che “i responsabili dell’industria dei media formino ed incoraggino gli operatori del settore a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a proteggere la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia”. “E’ perversione ogni tendenza a produrre programmi, compresi film d’animazione e videogames, che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana”.

Non sono parole infarcite da una moralità cristiana – come a qualcuno piacerebbe polemizzare. L’appello del Santo Padre alla responsabilità civica dei media, è l’appello che ogni genitore – io per prima come mamma  – deve saper cogliere affinché, all’insegna di un giusto pluralismo mediatico,  si sappiano scegliere gli strumenti più leciti ed idonei ad una serena crescita dei nostri figli.

Chiamiamola infoetica, chiamiamola etica giornalistica, chiamiamola responsabilità sociale dei media, chiamiamola coscienza professionale. Il concetto è che il quarto potere non deve sconfinare fino a condizionare negativamente la crescita dei nostri ragazzi. In fondo, se si chiamano media, è perché devono soprattutto mediare i loro significati a seconda della comunità di utenti. Oggi  la politica, il parlamento sono qui per ascoltare.Devono recepire suggerimenti e spunti per mettersi al servizio degli operatori dei mass media ed eventualmente elaborare dei provvedimenti condivisi per evitare che i media stessi diventino il megafono di idee e visioni della realtà spesso fuorvianti.

ROMA-27 febbraio,sala della Mercede.

lopinione-28-02-media-e-minori-showbility.doc

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