Pubblicato da: gcarlucci | febbraio 14, 2008

Il caso londinese e il diritto d’autore

diritto d'autore 

DIRITTO D’AUTORE E COPYRIGHT © IL PRINCIPIO DEL DOPPIO BINARIO E LA COESISTENZA POSSIBILE  Si riportano di seguito alcune brevissime note e riflessioni sulla opportunità di modificare l’attuale normativa comunitaria in materia di diritto d’autore al fine di rendere più dinamico e competitivo l’audiovisivo prodotto nell’Unione Europea sia verso il mercato interno sia verso Paesi terzi. Auspichiamo che la Commissione, valutata positivamente l’idea proposta, voglia lanciare una consultazione pubblica per giungere ad una proposta di direttiva nella direzione indicata o alla introduzione di nuovi articoli ad altri provvedimenti già in itinere.  L’Idea di Base Le norme vigenti in Europa relativamente alle opere audiovisive proteggono tali beni immateriali tramite le leggi in materia di Diritto d’Autore. Le norme vigenti negli Stati Uniti e in alcuni altri Paesi Extraeuropei, al contrario, proteggono le opere audiovisive tramite le leggi in materia di Copyright ©. Gli operatori del settore ritengono tale secondo istituto giuridico maggiormente adatto alla commercializzazione delle opere e allo sviluppo dinamico dell’Audiovisivo nel mercato globale e alla luce delle molte nuove tecnologie utilizzate negli ultimi vent’anni per la diffusione delle opere (i supporti audiovisivi, la televisione digitale satellitare, le applicazioni in protocollo IP e la telefonia mobile). Le riflessioni che seguono inquadrano le problematiche legali a riguardo, offrendo una semplice soluzione legislativa che – senza minimamente sminuire il livello di protezione delle opere nè comprimere la remunerazione garantita ad autori, artisti interpreti ed esecutori delle stesse –  potrebbe certamente rendere più competitivo il prodotto audiovisivo europeo su scala globale.  Il diritto d’autore italiano/europeo con particolare riguardo alla legislazione in tema di  cinematografia e audiovisivi a)     il diritto d’autore in generale Il diritto d’autore italiano, similmente a quanto avviene in ambito internazionale e in altri ordinamenti nazionali, è quella branca dell’ordinamento italiano che disciplina le opere dell’ingegno a carattere creativo, la loro utilizzazione patrimoniale, la cessione e trasferimento di tali diritti patrimoniali,  i diritti morali di chi è autore delle opere stesse. Ci riferiamo alla  legge 22 aprile 1941 n .633 e sue modificazioni.  Nel corso del tempo le sue disposizioni sono state modificate in numerose occasioni di recepimento, tra l’altro, di diverse disposizioni comunitarie, oltre che in adeguamento al dettato della successiva Costituzione repubblicana. Nella tutela rientrano tutte le opere dell’ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, ivi comprese anche le opere cinematografiche mute e sonore. Oggetto del diritto d’autore è un bene immateriale, ben distinto dal possesso o anche dalla proprietà del mero supporto  (cartaceo, fisico, meccanico, magnetico, digitale) sul quale l’opera è fruibile. Il diritto nasce dal momento della creazione dell’opera, che il codice civile italiano identifica, un po’ cripticamente, in una particolare espressione del lavoro intellettuale. Quindi, contrariamente a quanto spesso argomentato è dall’atto creativo che, incondizionatamente, il diritto si origina.  L’autore ha naturalmente la facoltà (positiva) di sfruttare la propria opera in ogni forma e modo. Questa facoltà discende non tanto dall’esistenza del diritto d’autore ma piuttosto dal riconoscimento anche a livello costituzionale della libertà di iniziativa economica privata secondo cui ciascuno è libero di utilizzare (senza riconoscimenti o autorizzazioni di nessun genere) un’opera dell’ingegno, in particolare la propria opera dell’ingegno, in attività produttive di beni e servizi (quindi in attività economiche) Il diritto di sfruttamento economico dell’opera  è composto da una serie di facoltà (pubblicarla, riprodurla, trascriverla, eseguirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, comunicarla al pubblico, ovvero diffonderla tramite mezzi di diffusione a distanza – telegrafo, telefono, radiodiffusione, televisione e mezzi analoghi, tra cui il satellite, il cavo e la stessa internet ecc.). Tutti i diritti  elencati sono indipendenti l’uno dall’altro, il che significa che l’esercizio di uno non esclude l’esercizio di tutti gli altri. In tema di cessione dei diritti patrimoniali d’autore, il nostro legislatore non ha saputo tradurre in una disciplina coerente le sue idee; non ha chiarito, cioè, per quanto concerne il trasferimento dei diritti patrimoniali quali siano le norme applicabili.  Ma sopratutto nel nostro sistema non è in uso il trasferimento totale dei diritti, come invece accade nel sistema anglosassone. Forse si tratta solo di una cattiva informazione ma si continua ad avere un frazionamento di diritti totale. Tutto questo è abbastanza poco spiegabile in quanto anche secondo la legge italiana ,  norma dell’art. 107 della legge  sul diritto d’autore (L . D. A.)  e in conformità a quanto disposto all’art. 2581 c. c ., i diritti di utilizzazione economica possono essere alienati e trasmessi in tutti i modi e forme consentiti dalla legge. I diritti possono, quindi,  essere alienati, nei modi consentiti dalla legge, e tale espressione ha indotto una costante giurisprudenza ad affermare che essi possono formare oggetto di donazione, di vendita e di permuta. E’ quindi sufficiente che questo concetto di alienazione entri nella prassi editoriale del nostro paese e forse si potrebbero avere  molte semplificazioni, vantaggiose sicuramente  per tutti. La più autorevole giurisprudenza  ritiene infatti  ammissibile la vendita dei  diritti di utilizzazione,  il trasferimento totale del © e quindi dal punto di vista legislativo non dovrebbero esserci intoppi.  In pratica, invece, soprattutto quando si tratta di diritti relativi a prodotti audiovisivi la cessione dei diritti patrimoniali d’autore  non è mai completa e questo molto spesso ostacola la circolazione del bene oggetto dei diritti. Con il trasferimento totale dei diritti patrimoniali non si avrebbe alcuna lesione dei diritti morali che comunque continuerebbero a rimanere in capo agli autori; è auspicabile  che  il nostro sistema legislativo preveda una serie di norme speciali per la cessione completa dei diritti riguardanti le opere cinematografiche e audiovisive,  fermo il rispetto assoluto dei diritti morali d’autore.  b)     legislazione in tema di cinematografia e audiovisivi Nella qualificazione data dal nostro sistema normativo  all’opera cinematografica, intesa come opera dell’ingegno di carattere creativo, non può non tenersi conto del fatto che essa rappresenta, a un tempo, prodotto artistico e prodotto industriale, oggetto di attività imprenditoriale. L’opera cinematografica è il risultato della collaborazione di più persone, rappresenta il risultato della combinazione di forme diverse di attività creativa (drammatica, coreografica, musicale).  Ciò che soprattutto deve considerarsi a sostegno della richiesta di introduzione del sistema ©  nel nostro ordinamento,  è il fatto che alla realizzazione dell’opera cinematografica concorrono molteplici attività tecniche ed artistiche, oltre ad una complessità di investimenti finanziari facenti capo a un’impresa industriale, facenti capo ad un’impresa industriale la quale assume i costi e i rischi economici del processo produttivo del film. L’attuale sistema normativo fa una distinzione netta fra il produttore cinematografico (al quale spettano i diritti economici  di utilizzazione del film in sede cinematografica)  e gli autori, come definiti dall’art .44 della suddetta legge  (autore del soggetto, autore della sceneggiatura, autore della musica, direttore artistico) titolari, invece,  dei diritti morali d’autore.   Ciò non è agevole per le utilizzazioni secondarie del film, riproduzione su supporti videografici in particolare, in quanto, agli autori del film che hanno pieno e legittimo diritto morale spetta anche una partecipazione economica allo sfruttamento sotto forma di “equo compenso” e questo crea notevoli difficoltà all’utilizzatore, come diremo in seguito.  Difficoltà che potrebbero superarsi con l’acquisizione da parte del produttore di tutti i diritti di sfruttamento del film, anche quindi dei diritti d’autore, per la parte patrimoniale, riconoscendo agli autori un compenso forfetario comprensivo anche dell’’equo compenso per le utilizzazioni secondarie. L’art. 46 bis della L . D. A., introdotto dal D.  lgs. n. 685 del 1994 dispone che agli autori dell’opera cinematografica per ogni utilizzazione spetti un compenso dall’utilizzatore (compenso riconosciuto attraverso la Società Italiana  Autori ed Editori), se tale compenso fosse riconosciuto sin dall’origine, così come avviene nel sistema del ©, ci sarebbe una grande semplificazione. Un’ ulteriore complicazione  nel nostro sistema normativo si ha con il riconoscimento dell’equo compenso , previsto dall’art. 84 3° comma della L .D . A., agli artisti e interpreti dell’opera cinematografica, anch’esso dovuto  per ogni utilizzazione secondaria (compenso dovuto attraverso l’Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori).  Anche in questo caso si avrebbe una grandissima semplificazione con il  riconoscimento di un forfait sin dall’origine,così come negli USA attraverso un’associazione degli Artisti. Viste  le complessità dei diritti sull’opera cinematografica,  avviene che l’editore audiovisivo allorché intenda riprodurre su supporto videografico un’opera cinematografica debba  compiere una serie di atti  onerosi e molto spesso dispersivi, tali da bloccare sovente interessanti iniziative.Egli deve infatti acquistare i diritti di riproduzione dal produttore (che come si è visto ha tutti i diritti di utilizzazione economica dell’opera), deve pagare l’equo compenso agli autori di cui all’art. 44 sopra citato,  deve pagare i diritti di riproduzione della colonna sonora del film, sempre tramite SIAE, deve infine pagare l’equo compenso agli artisti interpreti ed esecutori. Questo sistema è estremamente complicato e anti-economico e il sistema  normativo che lo regge ridondante e richiede indubbiamente dei correttivi.  Il diritto d’autore nel sistema anglosassone con particolare riferimento all’opera cinematografica e differenze tra il sistema di diritto d’autore europeo e  sistema del ©  Il Copyright  (letteralmente diritto di copia) , caratteristica delle legislazioni di matrice anglosassone (segnatamente Stati Uniti d’America), integrava talune sostanziali differenze con le normative europee. In particolare :           il concetto strutturale d’autore era considerato unitario. Il titolare poteva cedere il diritto  stesso nella sua interezza, non le singole facoltà di utilizzazione (in tal caso la cessione veniva considerata una semplice licenza. Pertanto il detentore dei diritti rimaneva titolare del diritto fino a che non venissero cedute in blocco tutte le facoltà patrimoniali;          veniva richiesto, tra l’altro, l’adempimento di alcune formalità da cui dipendeva la tutela ( comunque non del tutto abolite);          la durata della protezione era suddivisa in due periodi di vent’otto anni ciascuno, a far data dalla pubblicazione dell’opera. Anteriormente alla scadenza del primo periodo  doveva essere richiesto il rinnovo della protezione, altrimenti l’opera cadeva in pubblico dominio. La  legge attuale veniva  promulgata  il 19 ottobre 1976, legge che allineava la normativa statunitense, per molti aspetti, a quella dei paesi europei. Tale legge è entrata in vigore il primo gennaio 1978. Attualmente è necessario fare riferimento a Copyright law of U.S.A. e alle leggi correlate contenute nel Titolo 17 del Codice degli Stati Uniti. Limitiamo l’indagine delle norme a quelle riguardanti le opere cinematografiche e le sequenze di immagini in movimento (motion pictures). La protezione di tali opere è prevista al § 102 che contempla al n° 6 “motion pictures and other audiovisual works”. Come per le altre opere dell’ingegno, il titolare del © ha il diritto esclusivo di utilizzare “motion pictures” nei limiti di cui al § 106. Il sistema di film copyright americano e anche quello inglese prevede che l’autore del film sia il produttore, prevede cioè che un’ impresa sia l’autore. E’ facilmente intuibile come questa circostanza faciliti l’utilizzazione “secondaria” dei film , come ad esempio  la loro riproduzione su supporti videografici o la vendita di diritti di sfruttamento televisivo o internet. Negli USA esistono, al contrario che in Europa, che in tutti i paesi europei, delle Guild rappresentative degli autori dei diversi contributi cinematografici che hanno una consolidata esperienza negoziale. I contratti disciplinano in modo minuzioso e dettagliato tutti gli elementi. Quindi il discorso della paternità è riconosciuto su base contrattuale.  Succede quindi che il produttore con tali contratti acquisti il © completo e definitivo sull’opera cinematografica dagli autori.  Con questo sistema il produttore è il titolare assoluto dei diritti di utilizzazione economica del film anche per la riproduzione del medesimo su supporti audiovisivi. Una garanzia per tutti è data dalla necessità per il trasferimento valido dei diritti da un soggetto (autori, artisti ecc.) a un altro (produttore) di avere un documento scritto firmato dal titolare dei diritti.    Il contratto è quindi valido solo se è scritto; la forma scritta è richiesta “ad substantiam” diversamente che nel nostro diritto dove la forma scritta è solo richiesta “ad probationem”. Ciascun trasferimento di copyright deve essere registrato al Copyright Office, che rilascia su pagamento il certificato di registrazione.  Ci sembra che il sistema di “garanzie” sia valido e possa tranquillizzare gli aventi diritto.   Introduzione del sistema © nel nostro ordinamento Qualora il Copyright venisse introdotto anche in Europa, l’editore/produttore/distributore di  audiovisivi potrebbe con un solo contratto (contratto con il produttore, titolare di ogni e qualsiasi diritto di utilizzo del film anche secondario, titolare dei diritti d’autore, dei diritti degli interpreti, dei diritti sulla colonna sonora) acquisire i diritti di commercializzazione di un dato film riprodotto su supporto videografico, senza doversi perdere in una miriade di contatti e negoziazioni che spesso comportano costi (anche legali) talmente proibitivi da condizionare la stessa volontà di dare avvio ad nuove iniziative editoriali. Ovviamente, questa opportunità potrebbe valere solo per le nuove opere, fatti dunque salvi tutti i diritti acquisiti ed esclusa ogni forma di efficacia retroattiva. In sostanza, auspichiamo che il Produttore possa – qualora comunichi prima della firma dei contratti con gli autori e gli artisti questa sua volontà a tutti coloro che prestano la propria opera per la realizzazione del film o, comuque, del contenuto audiovisivo – divenire pieno titolare dei diritti di sfruttamento (ovvero titolare di copyright)  e vendere i relativi diritti senza la necessità di chiarire  e spesso spiegare ! – agli acquirenti gli oneri successivi ai quali essi sarebbero stati sottoposti se l’opera fosse stata realizzata in regime di diritto d’autore.   Avv. Prof. Davide Giulio RossiPresidente Univideo – Unione Italiana Editoria Audiovisiva (Confindustria) internet oscurato a chi scarica musica pirata.

dall’articolo de L’Avvenire del 13 febbraio 2008.internet-oscurato.pdf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: